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Massimiliano Gallo comandante ferreo e fragile nel liceo militare di Minerva

2026-07-22 HaiPress

(dell'inviata Cinzia Conti)

Ci sono attori di

lungo corso e poliedrici come Massimiliano Gallo,Cristiana

Capotondi e Irene Maiorino. Ci sono giovani promettenti come

Ciro Minopoli,Biagio Venditti e Margherita Buoncristiani. Ma

tra i protagonisti della serie Minerva - La Scuola con la regia

di Ivan Silvestrini che uscirà su Netflix il 22 settembre non si

può non inserire la superba reggia di Portici che assieme a

Villa Campolieto (per i sotterranei) ha ospitato tutte le

riprese,ha incarnato il liceo militare dove si svolge questo

teen drama e oggi ha ospitato la presentazione alla stampa prima

dell'attesissima anteprima della serie davanti ai ragazzi del

festival di Giffoni. E qui tra fasti borbonici,suggestioni

archeologiche da Ercolano e Pompei e un meraviglioso giardino

botanico Massimiliano Gallo diventa l'inflessibile comandante

Achille Giordano,direttore di un liceo militare di gloriosa

tradizione. "Il mio personaggio - spiega all' Gallo - ha una

disciplina ferrea e crede molto nelle tradizioni,anche quelle

militaresche,perché pensa che aiutino a tenere l'ordine nella

scuola. Quindi c'è anche l'esplorazione di ciò che è giusto e

non è giusto,se quello che ti viene dato come comando è una

cosa che devi interpretare,criticare oppure assecondare a

prescindere". Ma non ci si deve aspettare un personaggio piatto:

"Come faccio spesso con i personaggi che interpreto ne ho

esplorato la forza ma anche la fragilità,la solidità ma anche

le crepe per dargli tridimensionalità. Questo ruolo vive di

conflitti interiori anche perché suo figlio è uno degli

allievi". E aggiunge: "Spero che sia una serie che possa piacere

ai ragazzi perché esplora i loro sogni,le loro paure". Il suo

braccio destro è Irene Maiorino,ex "ragazzina" di Giffoni che

spiega come proprio i tanti film visti qui hanno contribuito

alla sua decisione di fare l'attrice,che interpreta la maggiore

Teresa Bonaiuto. "La mia sfida è stata quella di proporre un

femminile che abbraccia la divisa ma con uno sguardo più moderno

e attento alla sensibilità dei ragazzi,quasi con un senso

materno". Ma che tipo di personaggio è: "Sono severa,non sono

cattiva,direi giusta. E' in nome di questa sua etica che lei

porta avanti che ci saranno dei cambiamenti". Ma in questo

vortice di divise (bellissime disegnate dal premio Oscar Massimo

Cantini Parrini) c'è anche una civile che osserva dall'esterno

questo mondo che le sembra "folle": si tratta di Cristiana

Capotondi,alias la prof di Storia e Filosofia Laura Canali. "È

un po' come il pubblico che entra in questa scuola militare -

spiega - dove ci sono delle regole antiche e precise. Il mio

personaggio forse è quello che deve portare un po' il dubbio

rispetto ad alcune cose che vediamo ancora oggi accadere

all'interno di questa scuola militare". E poi ci sono loro i

cadetti senior (Simone Secce,Giulio Brizzi,Nicole Malaj) e i

junior arrivati con le motivazioni più diverse e traumatizzati

dall'astinenza del cellulare (si può tenere pochissimi minuti al

giorno) e come spiega lo sceneggiatore Giovanni Galassi in un

periodo della vita "in cui spesso ci si chiede chi siamo e cosa

vogliamo fare. Insomma un amplificatore,un'arena di conflitti".


Camilla (viziata ed egocentrica mandata qui dal padre per

"raddrizzarla"),Vincenzo (un predestinato circondato da parenti

militari di alto rango) e Salvo,lo scugnizzo della periferia di

Napoli finito qui per cercare il suo amico fraterno scomparso

nel nulla proprio nel liceo,che dona alla trama un bel tocco

mistery. "Fare a meno dei cellulari ormai è impossibile,noi

ragazzi ci facciamo qualsiasi cosa - ammettono - però dopo

questa serie abbiamo capito che aprirlo come prima cosa la

mattina forse si può evitare. E divertimento,gioia e compagnia

sono amplicati senza cellulari. E non tutti i momenti devono

essere filmati". A spiegare la nascita dell'idea della serie il

produttore Roberto Sessa,ceo di Picomedia: "Ce l'avevo da una

decina d'anni,da quando sul treno vedevo i ragazzini della

Nunziatella vestiti in maniera speciale. Mi affascinavano e

volevo capire cosa avessero in testa". Secondo il regista

Silvestrini la serie "non dà risposte definitive,ma apre molti

spunti di riflessione sul nostro posto nel mondo,

sull'obbedienza,sul pensiero critico e sulle scelte morali".


Daria Perrotta di Netflix aggiunge: "Ci interessava raccontare

qualcosa di nuovo: un liceo italiano quasi mai rappresentato

sullo schermo e ragazzi del nostro tempo costretti a vivere

senza social,cellulari e libertà di esprimersi come nel mondo

contemporaneo".


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